L'Aggressività dal libro ''Similitudini fra Cani e Lupi'' di Barbara Tullio e Paolo Caldora

Aggressività: la capacità di reagire ad una minaccia.

Ma anche la capacità di afferrare alcunché.

Parlando di aggressività in maniera superficiale, spesso l’uomo intende un atto di cattiveria, dettato dalla cattiveria pura e semplice o dalla paura. Entrando un attimo nello specifico invece, verbalizza varie tipologie di aggressività a seconda della circostanza.
In verità la qualità naturale chiamata in ballo, continua ad essere tale alla dicitura iniziale. Benché le situazioni siano diverse e quindi diversi i fattori che entrano in discussione, non c’è differenza nell’atto.
A fare la differenza è l’intensità dell’aggressività, modificabile a seconda del fine ultimo, e può mostrarsi con un azione passiva o attiva. Per aggressività passiva si intende il mantenimento della forza generata all’interno del soggetto, il quale invece di far esplodere l’energia, rinuncia e, attraverso la fuga o il chiudersi a riccio, la tiene sopita. Per aggressività attiva, logicamente, si intende il concetto opposto, ma anche in questo caso, non necessariamente deve essere un atto violento. L’aggressività può essere manifestata anche in maniera scenografica.
Esaminiamo ora alcuni casi in cui l’aggressività può entrare in ballo:
- per difesa della prole o del branco o di se stessi;
- per catturare un oggetto o una preda;
- per l’uccisione della preda;
- per insicurezza;
- per dominanza.
Nelle situazioni sopraccitate l’aggressività è chiamata dagli istinti.
“Istinto = impulso innato per la conservazione dell’individuo” L’istinto, ovvero ciò che permette di agire senza rifletterci, spontaneamente. Non mutabile.
L’aggressività non è un istinto, ma una qualità naturale.
“Qualità naturale = risposte genuine modificabili con l’esperienza” Le qualità naturali, ovvero disinvoltura e semplicità nell’agire, sono prive di affettazione, ricercatezza, artificio e riflettono la semplicità del cane. Mutabile.
Riporterò alcuni esempi per facilitare la spiegazione.
Difesa: “istinto alla difesa = lotta per l’immunità dell’essere e del branco”.
Il cane è un animale sociale, naturalmente si unisce ad altri soggetti, non necessariamente della stessa specie, per far parte di una famiglia. Il concetto di famiglia è talmente importante per lui, che a costo della vita, la difende fino allo stremo delle sue forze.
Sciogliamo lo zucchero della situazione e affrontiamo il concetto in maniera logica: difendere la famiglia, vuol dire assicurarsi una più lunga e sicura esistenza. Un cane senza una famiglia tutta sua, corre i rischi dello stare solo, come non riuscire a procacciarsi del cibo (non sempre i cassonetti dell’immondizia sono a portata di cane), non riuscire a difendersi da un attacco nemico (come possono essere molestie di persone squilibrate o una cacciata da un territorio) ecc. ecc.
L’aggressività entra in ballo dapprima i maniera visiva, e solo se non dovesse essere sufficiente la mimica cambierà in tattile. Logicamente se l’individuo che si sente chiamato in causa è solo, la sua reazione può essere di fuga o, sentendosi messo con le spalle al muro, di violenza esagerata.
Un cane cercherà di evitare sempre lo scontro attivo, perché sa che se dovesse rimanere ferito, ne andrebbe della sua sopravvivenza.
Più un cane vive esperienze che richiedono l’intervento dell’aggressività, più questa accrescerà, essendo una qualità naturale.
Predazione: “istinto predatorio = attitudine a porsi in agguato per l’inseguimento della preda”
Che sia attuato per gioco o per sport o per scuola, nell’istinto predatorio non esiste aggressività. E come potrebbe esserci d’altronde visto che la predazione è esclusivamente il porsi in agguato per l’inseguimento della preda?... agguato e inseguimento materialmente non possono soddisfare l’atto di afferrare.
Se il soggetto predatore, ha intenzione di terminare l’inseguimento e di fermare la preda, allora e solo allora entra in ballo l’aggressività. La presa è possibile solo se presente questa qualità naturale. Se la preda dovesse divincolarsi lievemente, e il predatore volesse nuovamente rincorrerla , il gioco della predazione avrà nuovo atto, se invece non vorrà ch’ella si muova, aumenterà la forza nella presa. E ancora, se la preda non accettasse di restare lì e cercasse di dibattersi, entrerebbe in scena un nuovo istinto, l’istinto alla lotta, che indurrà i due a combattere fino alla resa di uno di loro. L’aggressività continuerà a crescere. Non sempre la fine della scena deve terminare male per uno dei duellanti. Può finire con qualche ferita o solo con molta saliva sparsa un po’ su tutti e due, oppure con la fuga della preda, oppure…
C’è da sottolineare che un atto nato dalla predazione non ha come fine ultimo l’uccisione. Un esempio lampante, può essere il gioco con la lucertolina, finchè la poverina si muove l’atto ha giustificazione, come si ferma – per cause di forza maggiore – non ha più interesse.
Caccia: “istinto alla caccia = arte nell’inseguimento della selvaggina per la cattura”
Mai attuato come gioco. Lo scopo è quello di catturare la preda per ucciderla e mangiarla. Nello sport della caccia, il cane impegnato, ha un ruolo nel branco di subalterno, ed è quindi nel rispetto delle leggi del branco, che non ha diritto a sfamarsi per primo nel momento in cui porta a termine il suo compito.
Tempra : “tempra = capacità di sopportazione fisica e psichica ad un’ esperienza negativa”
Un cane cresciuto senza una guida, o che ha perso la sua guida, o che ricopre un ruolo di guida senza essere abbastanza forte per farlo, oppure un cane che ha subito atti di violenza psicologica o fisica, possiede una tempra fisica o psicologica o entrambe assai bassa.
La tempra è una qualità naturale e quindi vale la stessa regola della possibilità di manipolarla, accrescendola o sminuendola.
Un soggetto con la tempra bassa può facilmente esternare atti di aggressività passiva o attiva. È l’insicurezza generata da un’educazione sociale sbagliata, da esperienze di vita negative che portano un soggetto a dover risolvere le questioni attraverso l’aggressività. Più il soggetto sarà segnato, maggiore sarà la sua risposta aggressiva.
Con un adeguato riequilibrio educativo, cioè con un sano soggetto guida, il cane in questione ritroverà la sua stabilità.
Ordine sociale: “docilità = capacità di sottomissione alle regole del branco – rispetto delle regole del branco” (anche se sembra un controsenso, il rispetto del branco dipende dalla docilità dei soggetti, più un soggetto è forte, più ha vigore la sua docilità; l’ordine sociale, a volte, richiede un atteggiamento aggressivo, atteggiamento che non necessariamente deve essere manifestato in maniera cruenta). Un capo-branco deve essere il soggetto più docile del branco, deve possedere il grado più alto di questa qualità naturale, poiché la docilità è la base dell’equilibrio nel branco. Se così non fosse, come potrebbe insegnare il rispetto ai suoi figli?
Quando troviamo dei soggetti che mostrano aggressività consequenziale ad atti di dominanza, vuol dire che qualcuno ha detto loro di occupare un ruolo di dominanza e questo qualcuno di punto in bianco vuole toglierglielo. Ogni passaggio di ruolo deve passare da uno scontro. Fra persone – a volte – basta parlare, fra animali a seconda della specie, chiarimenti in lingua, fra animali e persone, lascio a voi spaziare con la fantasia.
Un cane non si inventa capo-branco, soprattutto in una famiglia di esseri umani, porlo al primo gradino gerarchico è per lui stressante.
Dopo queste poche righe, è possibile capire come l’aggressività non sia una patologia, tanto meno segno di squilibrio, ma la conseguenza di una risposta istintiva o educativa.
L’aggressività può essere mostrata in un vocalizzo acuto, in una postura rigida, in un morso serrato, in una fuga, in una chiusura, in una masticazione, in una lotta per la sopravvivenza.

Il vocabolario di lingua italiana, l’encicolpedia e il dizionario medico, definiscono l’aggressività in questo modo:
L’essere impetuosi e violenti; avere tendenze reattive di origine maligna; tendenza a dominare in maniera restrittiva; iniziative comportamentali volte a dominare.
Nello sport, in linea generale equivale allo spirito agonistico.
Figurativamente l’aggressività può essere: una bellezza sconvolgente; lo stile di un cantante, di un attore o di un esecutore.

In psicologia ed in etologia, viene intesa come tendenza istintiva, variamente definita, causa di comportamenti caratterizzati da minaccia e attacco, e da alcuni considerati come provocati da situazioni conflittuali o da frustrazione.
Azioni distruttive messe in atto per danneggiare qualcuno e/o qualcosa, i comportamenti aggressivi sono mezzi tramite i quali diventa possibile la scarica della tensione accumulata.

Le opere concordano nell’asserire che l’aggressività è un evento generato per arrecare coscientemente un danno, variabile a seconda delle circostanze e delle motivazioni per cui si attua; è un personale modo di affrontare le avversità, è un modo di porsi nei confronti del mondo, è la risultante dimostrativa di uno squilibrio psicopatologico.

In qualsiasi trattato della lingua, così come in qualsiasi lettura medica, l’aggressività è presentata come un impulso .

Per impulso, credo però che essi non intendano istinto, perché l’istinto è la qual cosa che si attiva generando un‘azione, mentre l’ aggressività è una delle componenti che completano l’azione. Oltre al fatto che, nell’esporre la teoria, l’aggressività è manifesta in diverse gradazioni, e questa non è caratteristica di un istinto. L’istinto quando entra in azione, ogni volta che si mostra, in qualsiasi circostanza accada, è sempre uguale per espressione e intensità, sono le qualità naturali che entrano in gioco, che lo affiancano, a modificare lo svolgimento dell’azione, e le contingenze (le risposte alle azioni) a determinarne un nuovo sviluppo o un arresto.

Esiste poi una diversità fra aggressività umana e aggressività animale.
Mentre nell’uomo, essa è volta a ferire intenzionalmente per il piacere di fare del male, piacere di sconfiggere ed umiliare, piacere di infliggere dolore fisico e psicologico per il solo appagamento emozionale o per gratificare pulsioni inconsce che animano la vita dell’individuo, negli Animali questo è assolutamente fuori da ogni progettazione.
Le risposte aggressive di un Animale abbiamo già visto perché si mettono in atto, e, a meno che non ci sia una disperata esigenza di sopravvivenza, mai l’aggressività si attiva con l’intenzione di apporre dolore.
Mordere l’avversario, per l’Animale vuol dire mettere un punto ad un colloquio, e se il punto viene accettato, il colloquio termina in questo modo, altrimenti continuerà fino a che un punto non verrà messo comunque!

Quando l’etologo Konrad Lorenz, espose la sua teoria sull’aggressività, parlava di istinto aggressivo o combattivo come garante della sopravvivenza.
Da queste parole traduciamo l’aggressività scaturita nel combattimento, chiamata dall’istinto alla lotta per la salvaguardia dell’essere (istinto di sopravvivenza). Dire ‘’istinto aggressivo’’ è quindi solo un generalizzare l’azione non entrando nell’analisi specifica della stessa. Questo non vuol dire che l’aggressività è un istinto.
Riporto un esempio che mostra un modo di dire convenzionale: molti sono gli allievi che quando presentano l’analisi comportamentale di un soggetto appena osservato, se hanno notato in lui una manifestazione predatoria, a seconda della sua completezza, sono usi dire che il tal Cane ha un istinto predatorio alto, medio o basso. Questa dicitura è errata se analizzata nelle particolarità che la compongono, ma non lo è se si fa riferimento sommario o sommariamente partizionato delle qualità naturali che intervengono a corolla del pistillo. Certo poi bisogna entrare nello specifico, ma come prima definizione generale, può anche essere accettata. E chi ascolta, non deve tradurre solo la prima parte, no, deve aspettare la descrizione completa per capire la particolarità comportamentale del soggetto osservato.

L’aggressività nell’uomo, è diversa solo per quel che riguarda l’intento, ma anche nella nostra specie è la reazione conseguente all’attivazione di un istinto. Freud la abbina all’istinto sessuale (con tutte le psicopatologie collegate), ma ad attivare atteggiamenti aggressivi possono essere anche le circostanze di vita, le frustrazioni, le inibizioni, gli atti di dominanza.
Nel mondo animale la frustrazione non è un concetto vissuto (vedi ‘’La Frustrazione’’) e per quel che riguarda l’inibizione e il dominio, sono normalissime espressioni di vita di un normalissimo Branco, che non vive la disparità caratteriale come una deficienza bensì come una perfezione dell’unità ‘’io sono Uno ma in realtà non sono che parte di Uno’’.

Negli Animali l’aggressività non ha fondo distruttivo, negli uomini si, e spesso non si ferma nemmeno davanti all’omicidio. Fromm.
Quello che negli Animali viene frainteso come ‘’fondo distruttivo’’ è la reazione ad uno stato di stress, causato da circostanze che minano l’equilibrio.
Il comportamento aggressivo nei rituali d’intesa fra Lupi, è solo un comportamento ritualizzato formato da elementi stereotipati e convenzionali. Gelli.

 

Aggiornamento del 20 novembre 2015 - "L’origine della parola Aggressività deriva dall’unione di ‘’ad’’ e ‘’gredi’’ – andare verso; andare verso ‘’persone, oggetti, Animali, altro…’’; andare verso ‘’dirigersi, dirigere o ridirigere verso chi o cosa’’.
È quella forza che spinge l’energia del corpo e della mente a comunicare. La comunicazione può essere: verbale, posturale, tattile. Per inciso, con tattile non si intende altro che ‘’toccare, tenere, afferrare’’, nulla di più.
È quindi, contrariamente a quel che si pensa, una spinta ad interagire.
La comunicazione acquista, attraverso l’aggressività, una modalità specifica che è ben lontana da ciò a cui spesso, o potrei dire, sempre, si accomuna, ossia: ira, rabbia, violenza (– vis violentia).
Le parole: arrabbiato, arrabbiarsi, iracondia, iracondo, violare, indicano infatti un qualcosa che è oltre il concetto di aggressività, ma essendo l’Aggressività la spinta che ‘’induce ad andare’’ ecco che essa viene unificata all’emozione che ad essa viene collegata.
- Il vagone che viene attaccato alla locomotiva: se il vagone è carico di dolci, di legna o di dinamite, non possiamo dire che il treno è ‘’un treno buono, utile o cattivo’’ e che la locomotiva essendo l’ origine portante, sia la ragione per cui il treno è in una tal maniera; no, saranno il/i vagone/i a fare la differenza, non la locomotiva. E il treno non può essere la rappresentazione di causa ed effetto.
- I vagoni sono i sentimenti umani che sfruttano la pulsione che porta ad andare verso, per scaricare lo stato mentale/intenzionale provocato da un evento ‘’x’’. Per questo motivo, l’Aggressività si accomuna esclusivamente all’effetto finale che mette in luce una reazione emozionale, spesso esagerata, riversata contro ‘’x’’ stimolo.

L’Aggressività non è altro che la capacità di interagire ed entrare in contatto in modalità psico-fisica.
La grande differenza dell’intenzionalità dell’Aggressività, la fa, la radice madre della spinta stessa."

 

Aggressività idiopatica

Con questo termine si vuole alludere ad un tipo di aggressività della quale non si conosce la causa.
Un tale comportamento avviene in maniera fulminea e inaspettata. Si adduce spesso tale espressione a soggetti con carenze psicologiche influenzate generalmente da diversi fattori tra cui: il patrimonio genetico, le esperienze precoci, l’età dell’adozione, il sesso (del soggetto) e precedenti apprendimenti.
In realtà quando si parla di idiopatia, si vuole intendere ‘’senza reale conoscenza del perché’’, ingiustificata.
Nella sua particolarità è, in definitiva, una malattia del se. Per cui, quando non si riesce a identificare la fonte del problema che genera l’effetto, si suole dire che è ‘’idiopatico’’.

leggi anche: aggressività una malattia del Dott. Carlo Petitti

 

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