| Ottobre
2005. A quel tempo lavoravo ancora nel canile municipale di
Roma “La Muratella”. Una mattina, durante giro di
routine per controllare i nuovi arrivi, chi mi trovo davanti?!…
“un pastore tedesco grigio… sono sicuro che si è
perduto, così come sono sicuro che il suo proprietario
ha già fatto la denuncia di smarrimento… un grigio
è un cane da lavoro, sarà certamente addestrato,
si è perso e lo stanno cercando… appena mi sarà
possibile cercherò di avere tutte le informazioni che
lo riguardano…” pensavo tra me e me.
- Il giorno prima è stata segnalata la sua posizione
in zona limitrofa al quartiere di Ostia; legato ad un palo,
non faceva avvicinare nessuno; durante la cattura ha morso l’operatore,
perciò è stato messo in profilassi anti-rabbica.
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Conoscendo alcuni centri di addestramento della zona, mi metto
subito all’opera per cercare di sapere se qualcuno ha
notificato la sua scomparsa. Le mie telefonate non danno l’esito
sperato. Lascio comunque, nelle scuole, tutte le indicazioni
sul suo ritrovamento e torno da lui.
È avvilito, innervosito, rifiuta il cibo.
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Giorno
dopo giorno, la sua depressione aumenta. ‘È un
cane che ha morso, vietato avvicinarsi.’ E cosa ci sto
a fare io qui, se qualcuno non gli dà una mano questo
cane si lascerà morire. Entro in box, si fa prendere
al guinzaglio, usciamo in passeggiata. Una pipì lunga
un chilometro. Ma è da quando sei arrivato che non
la fai?… sei un cane che ha vissuto in appartamento,
sei pulito, non sporchi in box, devo farlo presente ai ragazzi
che si occupano di te, altrimenti rischi l’occlusione.
A poco a poco, il grigione prende fiducia in me e comincia
a mangiare dalle mie mani. Nel cuore tanta felicità
e tanta amarezza…
Dopo due settimane torna in forma e posso metterlo in compagnia
di una femmina.
Il tempo passa e nessuno chiede lui.
A gennaio lascio il canile, e lì dentro tanti pezzetti
di cuore… vorrei portarli via tutti… liberarli
da quella prigione è il mio desiderio più grande.
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Trascorsi
cinque mesi circa, il pastore tedesco grigio viene chiesto in
adozione e affidato. Mi impegno a seguire per filo e per segno
la sua sistemazione…
Tempo dopo… DRIN… una telefonata… decisamente
questo cane non è fortunato!… il nuovo proprietario
ha dei problemi… vado da lui…
Appena Rey mi vede – Rey è il nome che gli hanno
dato in canile – comincia a saltare, vuole uscire dal
suo recinto e correre da me… non nego che anche il mio
desiderio combacia perfettamente con il suo. Scambiate due parole
con il proprietario, sconvolto dalla felicità del cane,
decidiamo che, per il bene di Rey, la cosa migliore da fare
è quella di farlo venire via con me.
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| In
attimo me lo sono ritrovato accanto in macchina.
Rey è a casa. Con difficoltà si riesce a credere
che non sia nato qui, che non sia sempre stato nel nostro branco.
Benvenuto
Rey nel clan de “Negli occhi del Cane” |
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