Cani arrabbiati

Li sento urlare da ogni dove… nelle case, nelle strade, nei negozi, nel telefono, nella televisione…

Si sente parlare molto di problematiche nella vita vissuta accanto a un cane.
E che diamine!
Fino a qualche tempo fa, allevare/accudire un cane era una cosa naturale, non si doveva far altro che educarlo, insegnargli la socialità, ovvero, l’insieme dei rapporti che regolano la vita sociale, la conoscenza di tali rapporti. Cosa c’è di diverso adesso?
Ritengo il cane un animale acuto, dotato, intelligente, abile e quindi, seguendo le indicazioni di Darwin, un essere vivente in continua evoluzione intellettiva; cosa molto utile per il miglioramento delle proprie condizioni di vita. Ma per quanto sia un animale brillante, non mi risulta che sia arrivato ad una concezione razionale tale, da poter creare seri problemi di convivenza.
Nonostante il suo acume, rimane una creatura semplice, perciò non riesco proprio a vedere in lui un’intrigante minaccia per la quiete.
Per sciogliere questo dubbio, avvicinerò alcuni soggetti che abitano nel mio quartiere.

- Ciao Michelino, come stai? –
- Ciao Voce, non mi lamento, grazie –
- Puoi aiutarmi nello svolgimento di una ricerca che sto effettuando? –
- Di che si tratta? –
- Vorrei affrontare, approfondire e cercare di risolvere, una problematica che sta mandando in tilt la vita quotidiana di alcuni esseri umani e di conseguenza quella dei loro cani. –
- Si, sono più che disponibile, molti di noi stando andando ai pazzi per star dietro alle incongruenze dei propri familiari.
- Puoi riportarmi alcuni esempi? –
- Certamente. Posso iniziare dalle mie esperienze personali e poi raccontarti di quello che si vocifera nel parco. –
- Perfetto, cominciamo dalle presentazioni. –
- Mi chiamo Michelino, sono un mix-bread – non meglio identificato – color bianco-crema, occhi azzurri, capelli di lunghezza media, statura una sedia al garrese…
- Che vuol dire una sedia al garrese? –
- Che all’altezza della congiunzione del collo con le spalle (più o meno), la mia misura è uguale a quella del sedile di una sedia.
- Misurazione presa con strumenti di precisione?! –
- Se la mia famiglia fosse formata da persone precise, io non mi ritroverei con problemi di dermatiti alimentari e da stress.
- Mmmh… un attimo che prendo nota… bene, andiamo avanti. –
- … coda lunga e fornita di una folta frangia; mi piace tenerla arricciata sulla groppa e ondeggiarla di tanto in tanto, tipo pavone; il pelo più lungo, mi solletica una piacevolissima auto-carezza sui fianchi, e in più, mi denota un atteggiamento importante, superiore, altero, anche se in realtà, non ho nessuna intenzione di alterarmi con qualcuno. Le mie orecchie sono piccole e a punta. Non sono schizzinoso nel mangiare ma, purtroppo, nella stagione calda, ho seri problemi con il cibo molto calorico… -
- Beh, in estate è normale mangiare alimenti freschi e leggeri! -
- Concordo con quel che dici, per questo trovo assurdo che, a casa mia, si servano pasti prettamente invernali anche nella stagione calda. -
- Consolati, ci sono creature che non hanno neanche quelli. -
- Non fraintendermi, non volevo ‘sputare nel piatto dove mangio’… volevo solo dire che, mangiando solo quel che avanza dalla loro tavola, se, con il caldo, si cucinano alimenti troppo ricchi, mi si piaga la pelle. -
- Ok, ho capito. -
- Non mi lamento, maaa… mi gratto, mi gratto e loro si infuriano: ‘che hai da grattarti in questo modo?… avrai mica le pulci?… guarda qui cosa ti sei fatto, tu e le tue stupide grattate, sai quanto mi costa portarti dal veterinario?…’ E via, via così… -
- Dai non buttarti giù, in fondo il tuo problema è solo estivo, il resto dell’anno vivi in pace, hai un tetto, un piatto sempre pieno, compagnia... -
- Veramente non è proprio così: ho un tetto è vero, una cuccia in giardino – mi piacerebbe dormire in casa – e quando piove a vento, non riesco a ripararmi perché è esposta alle intemperie; per la pappa… il mio piatto viene riempito si, ma quando fa comodo a loro, cioè quando si ricordano… fanno a gara per chi deve mettermi il cibo nella ciotola, ma non come puoi credere tu, fanno a gara per chi ha più impegni, importanti e inderogabili, tanto da non poter perdere tempo a portare da mangiare a me, così, solo alla fine della serata, quando vengono in giardino a fumare quell’ultimo mozzicone di sigaretta, si ricordano che esisto, si muovono a compassione e si degnano di alimentarmi. Passo le mie serate a contare i sassi del vialetto che conduce alla porta-finestra del soggiorno… e penso… quanti ancora ne dovrò contare prima di riuscire ad arrivare fin laggiù e sentire, anche se solo attraverso il vetro, un po’ di calore familiare?… mi chiedo, a volte, perché mi hanno preso con loro?!… ricordo bene quanti complimenti quel primo giorno a casa… non facevano altro che dire: ‘quanto sei bello, quanto sei buono, guardate qui che stupendo batuffolo bianco… per non parlare poi di questi occhi…’ …sembrava tutto meraviglioso… purtroppo questi pensieri mi conducono alla depressione, la depressione al rossore sulla pelle e il rossore al prurito, allora mi mordicchio ed ecco di nuovo le piaghe… -
- O mamma che tristezza!… però, hai il giardino tutto per te! -
- Preferirei vivere in un sottoscala e scaldarmi al tepore del branco. -
- Però, appena sono liberi, ti portano a passeggiare nel parco. -
- No, al parco mi porta Mariele, la figlia dei nostri vicini di casa. Quando rientra da scuola, si sbriga a mangiare e a svolgere i compiti, così, appena la sua mamma si è accertata che abbia imparato bene la lezione, la bimba è pronta per venire da me. I miei bipedi sono contenti di questa sua passione… Mariele non chiede nulla in cambio se non la possibilità di stare un’oretta in mia compagnia… lei non sa quanto li fa contenti, non costa e toglie loro una cosa in più da fare… -
- Perché allora non ti trasferisci da Mariele? -
- Perché la mia famiglia non mi darebbe mai via… -
- Vedi che ti vogliono bene. -
- Credo che la realtà sia diversa, credo che per loro, affidarmi a qualcun altro, sarebbe come affermare un fallimento. Mi hanno voluto giurando che si sarebbero occupati di me in qualsiasi circostanza… ma ho imparato che alcune affermazioni, se pronunciate sotto l’effetto di forti emozioni, non sono sempre valide. -
- E allora perché non te ne vai? -
- Perché a differenza degli esseri umani, noi cani, quando giuriamo fedeltà, manteniamo la parola data. -
- Vuoi farmi credere che un cane, a qualsiasi costo, resta unito alla famiglia cui appartiene e sottostà ai voleri di essa? -
- È proprio così. E se un cane si ribella, è solo perché è costretto a farlo. -
- Lo sai che ci sono alcuni cani che stanno molto peggio di te? -
- Si. Infatti, io non sto lamentandomi di avere un riparo sicuro e un piatto di pasta, sto solo dicendo che mi piacerebbe far parte del branco e non vivere solamente nelle zone limitrofe. Sono contento di avere una cara amica come Mariele, e mi piacerebbe averla sempre con me. Sono grato a chi mi ha raccolto dalla strada, ma non ho chiesto io di farlo. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto il mio primo branco – mamma, papà, i miei fratelli e sorelle, perchè ne sono stato staccato, e perché chi mi ha preso con se, non mi tiene vicino. E perché poi mi è stato dato un nome umano?… se mi hanno chiamato così, vuol dire, forse, che erano pronti ad aspettarsi qualcosa di più da me?… li ho delusi come probabile essere umano?… se così fosse non sanno quanto, loro, possono aver deluso me… un cane vuole essere amato e accettato per quello che è non per quello che gli altri vorrebbero che sia. -
- Sai Michelino, mi hai insegnato qualcosa oggi. Grazie. -
- Torna quando vuoi. -
- A presto. Ciao. -
- Ciao. -

 

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