Il Cane... origine, istinto, psicologia e convivenza con l' uomo

Il Cane

Traduzione dal vocabolario della lingua italiana: quadrupede domestico, mammifero, intelligente.
Si affeziona straordinariamente all'uomo. Utilizzato nella caccia; per la difesa; per la guardia; per la guerra; per il tiro; nelle ricerche; per compagnia e divertimento; ecc.
Domestico: della famiglia.
Mammifero: animale che partorisce la prole e la nutre con il proprio latte.
Intelligente: capace di elaborare.

Il Cane è un essere vivente, selezionato dall'uomo per accompagnarsi nella vita di tutti i giorni ad un valido aiuto.
Il Cane è un individuo motivato da altissimo senso altruistico, tipico di un animale perfettamente socializzato. I suoi livelli di integrazione sono così completi da indurlo a comportamenti rischiosi per la salvaguardia del branco a cui appartiene. Egli sa che il gruppo è fonte di vita. Ne consegue che, la famiglia umana nella quale si trova, è "il tutto".
Figlio diretto del Lupo, porta ben custodita dentro di sé, la Legge del Branco. Come il suo progenitore, è un animale rispettoso del prossimo e delle autorità.

Quel che spinge un Lupo a formare un branco, dipende da fattori vitali: il nutrimento - un lupo in solitaria, può catturare ed uccidere un caribù o un cervo, correndo molti rischi e impegnando notevole fatica – un caribù pesa circa kg.100, un cervo circa kg.70– a lui ne bastano una decina per nutrirsi; con una simile preda quindi si possono soddisfare da 7 a 10 soggetti. Un alce, che invece ne pesa circa kg.400, può sfamare un intero branco per giorni e giorni; la difesa del territorio - è fondamentale per la sopravvivenza tenere lontani dalla tana e dal cibo altri predatori; la difesa della cucciolata - dalla progenie deriva la nuova forza. La saggezza dei lupi sta nell'unirsi per sopravvivere e per continuare a lasciare le proprie impronte sulla terra.
La collaborazione nella caccia (scelta la preda più debole - vecchia, malata, ferita – la isolano e la accerchiano, in due la immobilizzano dalla coda e dal collo – spesso rompono la colonna, recidono la giugulare e l'agonia della preda termina – e gli altri la finiscono); il rigurgitare il cibo una volta rientrati al campo base (per la fem. Alfa quando ancora è in fase di allattamento, per i cuccioli in età di svezzamento); l'aggressività verso gli esterni e verso chi non si confà alle regole (aggressione che può degenerare nell'uccisione dell'aggredito, solo nel caso in cui quest'ultimo non sceglie la fuga o la resa); la scalata al vertice da parte di chi si sente in grado di affrontare la prova (ciò accade se viene a mancare uno dei leader, per evitare che il branco possa finire nel caos) e la fiducia che alcuni compagni ripongono in chi osa, fino a seguirlo nella scissione se serve, dal gruppo; il mettere in discussione il diretto superiore per arrivare ad avere un posto di maggior riguardo, il che significa cibo di miglior qualità e più considerazione (saranno così, solo i più forti ad occupare posti di vitale importanza); il comportamento altruistico di collaborazione, fan del lupo un esempio di armonia ed equilibrio.
La legge a cui si sottomette e che si impegna di rispettare, è durissima come la lotta per la sopravvivenza. La gerarchia fra i membri del clan è molto rigida; esiste una graduatoria maschile e una femminile, e ancora una fra i gregari. Dopo i lupi Alfa, m. f., è il lupo Beta. Gli altri sono subordinati.
La leadership di Alfa è difficilmente messa in discussione e, con il passare del tempo, si fortifica sempre più. Molti cuccioli crescono sotto il suo patriarcato e con il crescere, aumenta l'affetto e il rispetto per lui.
Durante il periodo riproduttivo, la tensione aumenta; la maggior parte dei conflitti, viene risolta con lotte ritualizzate, oppure con l'accanimento di alcuni individui contro uno dei contendenti, che in tal caso si sottomette immediatamente riportando il minimo dei danni. Quando il leader muore o decade per vecchiaia, si crea una pericolosa instabilità. Il lupo Beta è il nuovo capo per diritto, ma i legami con gli altri membri possono non essere così saldi da permettergli l'ascesa al trono, così non riuscendo a mantenere un'unione stabile, può decidere di staccarsi da essi o parte di essi e formare con i seguaci un nuovo branco.
Come riconoscere il livello gerarchico?
Il leader è l'espressione della dominanza. È l'unico in grado di prendere decisioni importanti come: la direzione di caccia. È la protezione del branco e del territorio. È la volontà e la capacità di farlo. È la coscienza di agire tenendo a mente la possibilità di poter essere messo in discussione. È particolarmente aggressivo verso gli estranei, ma anche il primo ad invitare amichevolmente alla distensione gli altri membri del branco nei periodi difficili (inverno). Insieme alla fem. Alfa, in linea di massima, forma l'unica coppia in grado di procreare.
La fem. Alfa è più determinata e aggressiva del suo compagno.
Durante i giorni dell'accoppiamento allontana le altre femmine dal branco. È possibile che conceda al maschio Beta di essere il padre dei suoi cuccioli. Può accadere che la responsabilità del governare affievolisca le capacità sessuali del maschio Alfa, a quel punto è concesso il subentro del maschio Beta.
Il maschio Beta, forte e dominante anch'egli, è meno amichevole nei confronti dei bassi ranghi, in quanto, occupando un posto molto ambito (futuro leader), viene continuamente minacciato.
Alcuni gregari vivono una situazione conflittuale, in continuo mutamento, alla ricerca di un primo posto. Capita così che si allontanano per unirsi ad altri solitari, magari femmine, e danno corpo al loro branco.
I più giovani invece, ancora acerbi, rimangono volentieri. Offrendosi come balie, sono molto graditi e ben tollerati. Nelle zuffe si alleano mostrando una spiccata aggressività, e spesso acquistano livelli.
I cuccioli sono ben voluti da tutti, rappresentano la forza emergente; hanno verso tutto il branco un atteggiamento sottomesso, e questo inibisce chiunque.
Gli anziani, saggi e disillusi, si allontanano piano, piano dal branco, fino all'esilio.
La natura sociale del Lupo, questa suo progredire per la vita di branco, la sua estrema disponibilità e coscienza verso "l'alleanza" – la capacità di comunicare, di disporsi in maniera assennata affinché esista l'ordine, di controllare la propria indole aggressiva , di aiutare nell'allevamento dei cuccioli, di collaborare nella caccia – ha consentito il processo di addomesticamento, agevolando l'uomo nell'evoluzione da Lupo a Cane.

Già 50.000 anni fa, egli aveva iniziato questo splendido lavoro.
Sfruttò la curiosità di alcuni elementi verso gli accampamenti e cercò di accattivarseli offrendo avanzi di cibo. Li seguì nella caccia e ne imitò le tecniche perfezionando le proprie o approfittando delle prede già catturate. Si servì delle loro voci e del loro comportamento all'avvicinarsi di un intruso, per mettersi in allerta e proteggere così gli insediamenti.
Nell'arco di "anni e anni" selezionò il Cane.
Ne modificò l'aspetto fisico esteriore per adeguarlo alle mansioni alle quali lo avrebbe destinato; ne modificò leggermente il carattere alterando o meno alcune particolarità sempre mirando ad uno specifico impegno lavorativo. Ma nella maniera più assoluta, volle mutare le qualità sociali.

Abbiamo ora nel Cane, sicuramente una diversità di crescita mentale a seconda della razza selezionata e abbiamo anche, una non completa crescita, sempre mentale, rispetto al progenitore lupo, ovvero l'evoluzione psicologica del Cane si ferma allo sviluppo mentale di un lupo di un anno circa, non arriva cioè, allo stadio di maturità in cui il branco ove è nato gli va stretto e inizia così la scalata sociale per arrivare al posto di leader.
Es. - Spitz nano, Chihuahua, Boxer: massima neotenia, eterno cucciolo; cane paragonabile ad un lupo nell'età in cui ancora non esce dalla tana; muso schiacciato o poco sviluppato in lunghezza, orecchie piccole o pendenti. Golden retriever, Pastori custodi: adolescenti; per i piccoli lupi, ancora incapaci di provvedere a se stessi, è il momento di trasferirsi nelle zone comuni, ove attendere il ritorno del branco; testa abbastanza sviluppata, orecchie pendenti, caratteristica di quest'età è giocare con le cose e acquisire il senso del territorio. Pastori conduttori, Cani primitivi: i giovani lupi si uniscono alle piccole faide interne e alle cacce; fisico sviluppato appieno tranne la consapevolezza sessuale.

In ogni Cane si cela un giovane lupo, che ben si presta ad accontentare il suo capo-branco, a servirlo e riverirlo pur di avere la sua protezione e mantenere un posto all'interno del clan. Negli ultimi anni però, si sono venute a creare delle situazioni conflittuali nel rapporto cane-uomo. Questo perché l'uomo di oggi vive a contatto con una realtà che non è più naturale. Non capisce più quindi, il linguaggio semplice e privo di affettazione dell'amico e compagno fedele di sempre, il Cane. Non si rivolge più a lui con naturalezza, lo strumentalizza per sopire: carenze affettive, insoddisfazioni lavorative, incapacità di comunicare con i propri simili, ecc. Ne consegue che, gli errori e le incertezze, il comportamento non desiderato del malcapitato Cane è solo il frutto di un'errata e superficiale valutazione, si è venuto meno al rispetto dei doveri nell'esercizio dei diritti.

Il comportamento del singolo e del gruppo, nei rapporti personali e nel contesto della società, visti nell'ambito di una vita naturale, sono diretti, e direttamente ottengono una risposta data nella stessa lingua.
In una società formata da più specie animali, spesso ciò non accade. I segnali che il Cane manda e le risposte che riceve, sono il più delle volte contraddittorie. Ciò avviene perché l'uomo non è più in grado di pensare in maniera semplice. Tutto viene ingigantito e romanzato dai sognatori, meccanizzato dai teorici, strumentalizzato dai praticoni.
Una domanda o un segnale non vanno mai interpretati con superficialità, poiché a seconda della situazione, del contesto ambientale in cui viene formulata, può significare una cosa o un'altra. L'uomo, nella sua arroganza, troppo spesso non tiene conto dei fattori che hanno determinato un'azione, e quindi è facile per lui travisare.
Un comportamento sgradito del Cane, è senza dubbio, la risultante di una errata educazione o una richiesta di attenzione. Se l'uomo a cui è indirizzato, non conosce o non rispetta le regole del branco, ciò può essere frainteso.
Un uomo servizievole e accondiscendente, assume di fatto una posizione di sub-alterno. Incontrando sul suo cammino un animale sicuro di sé, non farà altro in questo modo, che confermare una superiorità. Se non metterà mai in discussione la posizione di leader del Cane, difficilmente avrà noie, ma guai ad alzare la testa. Se invece troverà un Cane insicuro, elevandolo ad un alto grado, sconvolgerà gli schemi della sua mente, creando in lui un forte disagio. Tale disagio porterà il Cane a doversi sempre qualificare; i comportamenti che ne deriveranno non saranno certo amichevoli.
Un altro uomo, poco aggregante, se isolerà il Cane, eliminandolo dalla vita di branco, esilierà un animale nato per la vita in comune.
Uno invece troppo duro, tenendolo relegato, negandogli la possibilità di esprimersi, di sicuro non andrà mai incontro ad un atto di dominanza da parte del Cane, altresì sarà l'artefice di un automa privo di carattere.
Ogni volta che l'uomo si accinge ad accogliere un Cane nella sua vita, deve essere consapevole del fatto che quel che verrà fuori dall'esserino, è tutta farina del suo sacco. Con questo non voglio dire che la genetica non conta, ma attenzione, proprio perché la genetica non è un'opinione non bisogna mai sottovalutare o sopravvalutare chi si ha di fronte.
Per non cadere nei tranelli di un linguaggio che l'uomo ha dimenticato, questo stesso dovrebbe avere la compiacenza di non credersi Dio Onnipotente (con tutto quel che ne consegue), ma armarsi di un minimo di diffidenza e di umiltà, mostrandosi così, agli occhi del Cane, come un animale del quale avere un certo rispetto. Nessun Cane insicuro si avvicinerebbe ad un altro animale che non dà confidenza, e questo può giocare a nostro favore perché, solo con la fermezza negli atteggiamenti possiamo un giorno conquistare chi ha bisogno di un leader. Anche un Cane dominante non si avvicinerà a chi apparentemente è sicuro di sé, solo il futuro e una crescita secondo coscienza ci darà ragione. Piccole accortezze come: non accondiscendere alla richiesta di attenzioni nel mentre che ci vengono "fatte le zampe" (richiesta da parte di un elemento con intenzioni pacifiche come un cucciolo o atto di dominanza da parte di un sub-alterno per accedere ad un gradino superiore?), impedire di farsi rosicchiare le mani come se fossero bastoncini di legno, non urlare per incutere timore, non agitarsi nervosamente cercando di spaventare, possono essere dei buoni punti di inizio. Anche perché un leader non ha bisogno di alzare la voce o di gesticolare nervosamente per avere rispetto. Sono questi atteggiamenti proprio di un animale insicuro. Da non confondere però, queste piccole precauzioni con regolette azzecca-garbugli. Un comportamento apparentemente bizzarro, può derivare anche da una malattia psico-somatica: anoressia; una fobia: paura del tuono o di rumori forti, voracità nel mangiare erba – feci – sassi; un tic: roteare su se stessi, mordersi la coda, leccarsi, muovere la lingua in maniera lenta e quasi impercettibile. Non confondiamo stati di stress procurati da una cattiva educazione con malattie reali o con segnali ben diretti ma male interpretati, dovuti a carenze caratteriali o atti di dominanza.
Se l'uomo imparasse semplicemente a rispettare le regole del branco, non ci sarebbe bisogno di inganni. Non si dovrebbe condurre una vita piena di falsità con il proprio Cane, ma un'esistenza in completa armonia.
Un atteggiamento sbagliato da parte di un uomo nei confronti di un Cane, può portare confusione nella mente di quest'ultimo.
Un'educazione errata porta, sicuramente, squilibrio.
Detto ciò… Il Cane porta nella sua genesi, le stesse capacità sociali del Lupo di allora, e si impegna a rispettarle.
Per il Cane non ha importanza se il branco cui appartiene, è composto da suoi simili a da animali di un'altra specie. Di certo predilige animali nati per la vita in comune, mammiferi come lui, di eguali gerarchie familiari. Animali che vivono nel rispetto del branco naturale. L'esperienza per non travisare il linguaggio di un Cane, si può ottenere solamente vivendo a stretto contatto ogni giorno con queste creature. Più è intimo il contatto più la nostra conoscenza avrà un significato. Ogni Cane , in quanto individuo ha la sua personalità ed è quindi diverso dal suo simile.
Purtroppo oggi il Cane è visto da molti "sapiens", più che altro come un business. Vivono attorno a Lui, giganti parassiti che pur di far quattrini, inventano abbecedari di psicanalisi e stati confusionali tipici di un comportamento umano, e consequenziali test e psico-farmaci a cui sottoporre l'Amico fiducioso. Fuoriescono dalla naturalità degli istinti e delle qualità tipiche di un animale ben evoluto, incapace di elaborare l'ipocrisia e la malignità, per condirlo di sentimenti e ansietà umane. Un Cane non è geloso, è possessivo, è determinato a difendere i membri del suo branco e tutto ciò che appartiene ad esso; un Cane non vive stati d'ansia da separazione come può accadere ad uomo con problemi esistenziali, ma semplicemente non è abituato a star solo in un luogo ove è sempre stato con un membro del branco, non dimentichiamo che naturalmente è un animale gregario, per cui non concepisce la solitudine – un po' di sana educazione a stare, e rispettare, i voleri della famiglia alla quale appartiene e, i comportamenti indesiderati finiscono. Questo vale per tutte le cose. Nel capo-branco umano, il Cane deve vedere il soggetto Alfa, colui che, con la propria forza è in grado di condurre e mantenere un clan forte. Un Cane non è permaloso o suscettibile o lunatico, è insicuro, indocile, sensibile (facilmente impressionabile), e se non troverà un punto di riferimento nella sua vita, sarà un animale spaurito.
Sono solo piccoli esempi di ciò che certi malfattori vanno a vomitare in giro per le piazze. Ma come se non bastasse, impartiscono lezioni in centri, cosiddetti, cinofili o a domicilio, e organizzano corsi di formazione – per ingenui sprovveduti o praticoni saccenti – senza conoscere la materia in esame. Dico questo perché non si accenna minimamente, in tali incontri, alla natura del Cane e di conseguenza alle origini di alcuni atteggiamenti. No, si parla unicamente di regoline e pensierini da imparare a menadito: se fai così il soggetto farà così, se fai cosà il soggetto farà cosà. In barba agli atteggiamenti rituali di una specie animale padrona del pianeta terra da millenni e a dispetto di coloro che, con tanto impegno, ci hanno regalato un animale così socievole, progredito e stabile come il Cane.
È vero, alcune persone che si sono affidate ai "sapiens", non sapevano di essersi trovate di fronte a un incompetente. Ma di contro tante altre gli si sono attaccate come la colla perché sono state le uniche che hanno detto loro quello che volevano sentirsi dire. È gratificante ascoltare il dotto nel mentre pronuncia: il suo Cane le monta la gamba in segno di amore oppure perché ha bisogno di procreare. Ma non è gratificante: il suo Cane le monta la gamba in segno di dominanza. Cos'è la dominanza? Un capriccio? Ma per favore… È deresponsabilizzante ascoltare: il suo Cane le fa pipì addosso perché in quel momento gli scappava. È deprimente invece: il suo Cane le fa pipì addosso perché (nella migliore della ipotesi) la considera quanto un cespuglio. Cos'è il marcamento? Un effetto fisiologico? Ma per cortesia… Una persona che non ha carattere sufficiente da poterla sostenere nella vita di tutti i giorni, sentendosi dare la seconda soluzione cade in depressione profonda – neanche il mio cane mi rispetta – così sceglie l'alternativa meno colpevolizzante o meno squalificante, e i danni hanno inizio. Cominceranno le confusioni fra sentimenti e istinti, fra emozioni e azioni naturali. La gelosia prenderà il posto del possesso, l'istinto sessuale prenderà il posto della dominanza, l'essere permaloso prenderà il posto dell'insicurezza, la follia prenderà il posto della paura. E così via…
La gravità del reato sta nel fatto che le povere menti oppresse dei Cani, rispondendo in modo errato, secondo i canoni di quei professori mascalzoni, vengono maggiormente confuse rasentando lo squilibrio; squilibrio che poi di fatto non è, perché quando si dà la possibilità a questi Cani di agire in forma corretta, sono più che mai saldi di mente. Purtroppo, a volte i danni sono tali da non permettere più via di scampo alle azioni dei fedeli amici di pelo e la sentenza è definitiva: carcerazione o morte.
Avanti un altro il giro continua.

Barbara Tullio - Addestratore ENCI

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